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“Le vie dei canti” by Bruce Chatwin

Complexity Management Literacy Meeting 2015

Bruce Chatwin: “Le vie dei canti”

Per il Complexity Management Literacy Meeting 2015, Paolo Zanenga – fondatore di Diotima Society – ha scelto di presentare come Libro Consigliato

Le vie dei canti

di Bruce Chatwin

pubblicato nel 1987 per Adelphi

Breve descrizione dei contenuti del Libro:

Ambientato in Australia, il libro racconta delle indagini svolte da Chatwin sulla tradizione aborigena dei canti rituali, tramandati di generazione in generazione, che sono contemporaneamente rappresentazione di miti della creazione (narrazione degli eventi dell’epoca ancestrale del “dreamtime”, da cui tutto discende) e mappe del territorio.

Il libro si compone di 39 capitoli narrativi e di testi che Chatwin prende dai propri “taccuini”, con citazioni di Lorenz, Jespersen, Heidegger, Kierkegaard, von Humboldt, Pascal, Vico, Blake, Buber, Meister Eckhart, Buddha, Proust e tanti altri; nonché testi biblici, sumeri, qashgai, persiani, indiani, cinesi, africani, antico-europei.

Ecco perché Paolo Zanenga consiglia questo libro:

Questo libro è uscito nel 1987, ma leggerlo oggi, nel nostro “Zeitgeist”, permette di trarne indicazioni più significative di quanto fosse possibile allora. “Perché non siamo mai stati moderni” di Latour non era ancora stato pubblicato allora (è del ’91), ma il libro di Chatwin ne anticipa in modo nitido il messaggio, che si delinea come una retro-cucitura delle impressioni che offre: le nostre certezze “moderne” sono anch’esse “canti” (solo? o proprio per questo ancor più rispettabili?). Si potrebbero rileggere in questa chiave le storie della scienza, del diritto, dell’economia e della politica, comprendendo meglio la complessa circolarità tra la realtà, i nostri archetipi e il mondo che ci rappresentiamo. Inoltre, il libro di Chatwin è un poema sui nomadi. Oggi, molto più di trenta anni fa, il nomadismo ritorna nella nostra società, e a molti livelli: dai grandi flussi migratori che tornano ad attraversarci, alla consapevolezza di potere e dovere uscire da contenitori chiusi che si pensavano permanenti e sicuri, fino a una nuova visione della realtà che supera la cultura del “limite” e in cui si riaprono finalmente delle grandi frontiere. Una realtà però ancora spaesante e difficile da comprendere, come deve essere stato per gli aborigeni vedere le loro “linee” violate dalla ferrovia.

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Complexity Management Literacy Meeting 2015

Chissà, mi domandai, se il nostro bisogno di svago, la nostra smania di nuovo, era, in sostanza, un impulso migratorio istintivo, affine a quello degli uccelli in autunno?

(…)

Psichiatri, politici, tiranni continuano ad assicurarci che la vita nomade è un comportamento anormale; una nevrosi; una forma di desiderio sessuale inappagato; una malattia che, per il bene della civiltà, deve essere debellata. La propaganda nazista sostenne che per zingari ed ebrei – due popoli geneticamente portati al nomadismo – in un Reich stabile non c’era posto. Gli orientali, però, mantengono vivo un concetto un tempo universale: che la vita errabonda ristabilisce l’armonia originaria che esisteva una volta fra l’uomo e l’universo.

Bruce Chatwin

Bruce Chatwin - Le vie dei canti


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