Libri presentati dai Lettori - SchedeLiteracy Meeting 2017

Pragmatica della comunicazione umana – Al Complexity Literacy Meeting 2017

Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi delle patologie e dei paradossi

di Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson

Per il Complexity Literacy Meeting Nazionale 2017, Marinella De Simone – Presidente del Complexity Institute –  presenta come Lettore il Libro:

Pragmatica della comunicazione umana

pubblicato nel 1971 per Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini

Titolo originale: PRAGMATICS OF HUMAN COMMUNICATION. A STUDY OF INTERACTIONAL PATTERNS, PATHOLOGIES, AND PARADOXES

edizione originale: 1967 – W.W. Norton & Co. Inc.

CHI SONO GLI AUTORI:

Paul Watzlawick (Villach, 25 luglio 1921 – Palo Alto, 31 marzo 2007) è stato uno psicologo e filosofo austriaco naturalizzato statunitense, eminente esponente della statunitense Scuola di Palo Alto, nonché seguace del costruttivismo, derivante dal pensiero relativista del costruttivismo filosofico. Inizialmente di formazione psicoanalitica junghiana, successivamente fu tra i fondatori e tra i più importanti esponenti dell’approccio sistemico. Lavorò a lungo al Mental Research Institute. (da Wikipedia

Janet Helmick Beavin (Canada, 12 febbraio 1940) psicologa e professoressa emerita canadese. Ha lavorato dal 1961 al 1970 presso il Mental Research Institute di Palo Alto, in California. Successivamente si è trasferita all’Università canadese di Victoria, dove ha condotto ricerche e svolto conferenze.

Don D. Jackson (28 gennaio 1920 – 29 gennaio 1968) è stato uno psichiatra statunitense, pioniere degli esordi della terapia familiare e della terapia breve. Dopo essersi formato con Harry Sullivan, ha lavorato nel gruppo di Gregory Bateson contribuendo agli studi sul doppio legame negli anni ’50. Nel settembre del 1958 ha fondato il Mental Research Institute, in cui si sono formate o hanno dato contributi personalità quali Paul Watzlawick, Jay Haley, John Weakland, Virginia Satir e Milton H. Erickson. Autore o coautore di più di 130 articoli e sette libri, ha vinto numerosi premi nel campo della psichiatria, tra cui: il premio Frieda Fromm-Reichmann per il contributo alla comprensione della schizofrenia, il primo premio Edward R. Strecker per il contributo al trattamento di pazienti ospedalizzati e nel 1967 è stato insignito del Salmon Lecturer (da Wikipedia)

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Breve descrizione dei contenuti del Libro (dalla bandella laterale):

È possibile pensare che i rapporti interattivi tra individui siano determinati essenzialmente dai tipi di comunicazione che essi adoperano fra loro?

Due tesi sono centrali in questo libro: 1) il comportamento patologico (nevrosi, psicosi, e in genere le psicopatologie) non esiste nell’individuo isolato ma è soltanto un tipo di interazione patologica tra individui; 2) è possibile, studiando la comunicazione, individuare delle ‘patologie’ della comunicazione e dimostrare che sono esse a produrre le interazioni patologiche. Può capitare a un individuo di trovarsi sottoposto a due ordini contraddittori, convogliati attraverso lo stesso messaggio, un messaggio ‘paradossale’, che chiamiamo patologico. Se la persona non può svincolarsi da questo ‘doppio legame’ la sua risposta sarà un comportamento interattivo patologico chiamato ‘follia’. Oppure, si consideri un esempio di interazioni patologiche, quelle descritte nel dramma di Albee “Chi ha paura di Virginia Woolf?”; con un’analisi puntuale del testo gli autori svelano le patologie della comunicazione (i giochi, le tattiche, le simmetrie, i vari meccanismi di comunicazione) che predominano in questo spezzone di ‘ménage cronico’ più vero di un documento autentico. Quest’analisi non si limita a un’interpretazione dei meccanismi interattivi, ma scopre procedimenti pragmatici (comportamentali) che consentono di intervenire nelle interazioni e di modificarle. ‘Paradossalmente’, è proprio con l’induzione di ‘doppi legami’, con l’invio di messaggi paradossali, con la ‘prescrizione del sintomo’ e altri procedimenti di questo tipo che il terapeuta riuscirà a sbloccare situazioni nevrotiche o psicotiche apparentemente inespugnabili.


Ecco perché Marinella De Simone consiglia questo libro:

Ho deciso di consigliare questo testo tra “I Classici” della teoria della complessità in quanto ha rappresentato l’inizio di un percorso pioneristico nello studio delle interazioni umane con un approccio sistemico, stravolgendo completamente la cura delle psicopatologie ed il modo di considerare la malattia, spostando il focus dall’analisi dell’individuo e dal suo etichettamento come ‘malato’ o ‘anormale’ all’analisi del contesto relazionale in cui l’individuo agisce. E’ un libro di teoria, che inizia dichiarando di tentare di costruire un “modello” che possa ricalcare, anche se solo approssimativamente, la modalità di approccio della metamatematica, ossia della matematica che analizza le proprie regole di funzionamento, attraverso premesse teoriche ed assiomi. Le premesse teoriche – basate sugli studi che in quegli anni stavano svolgendo soprattutto Gregory Bateson con il team di Don D. Jackson, ma anche Ross Ashby, Eric Berne, von Bertalanffy e tanti altri e che potremmo includere, anche se grossolanamente, nel nuovo paradigma della ‘cibernetica’ – aprono così la strada alla formulazione di assiomi della comunicazione che sono considerati ancora oggi la basa di qualunque studio ed approfondimento della comunicazione umana. Queste premesse teoriche ed assiomi – ovvero le regole di funzionamento del modello interattivo della comunicazione umana – hanno tuttavia un focus molto concreto, in quanto si rivolgono esclusivamente a ciò che la persona fa in relazione con gli altri, a prescindere da ciò che pensa, desidera, crede o si illude di fare o non fare, così come le terapie proposte sono molto concrete ed hanno aperto la strada a ricerche ulteriori su ‘terapie brevi’ ed efficaci di cambiamento nei comportamenti patologici.

Ho letto per la prima volta questo libro nel 2004, ossia 13 anni fa, e rileggerlo e approfondirlo per poterlo presentare al Complexity Literacy Meeting mi ha emozionato profondamente. Ristudiarlo mi ha permesso di scoprire come alcune parti del libro siano entrate così profondamente in me da considerarle ‘mie’, mentre ciò che è veramente mio è il debito che ho verso questo libro per il percorso di pensiero e di azione che mi ha permesso di fare in questi 13 anni.

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Per approfondimenti:

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Leggi su Treccani – Medicina la voce “Pragmatica della comunicazione”: clicca qui! 

Guarda l’intervista su RaiTre a Watzlawick:

 


per informazioni:
complex.institute@gmail.com
franciscovarelaproject@gmail.com

Cell. +39-327-3523432

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